LA STORIA SIAMO NOI



...UNA DONNA CON LE PALLE ....



 Giorgia Iafrate ,34 anni di Frosinone ,laureata in giurisprudenza e un master in scienze forensi ,Dirigente supervisore alla sezione volanti della Questura di Milano ,è lei che con la sua testimonianza ha incrinato il castello di carte del procuratore aggiunto Ilda Boccassini .«Perché non ha eseguito gli ordini del pm minorile Annamaria Fiorillo», chiese la Boccassini domandandole perché non avesse trattenuto Ruby. «Non ho disatteso gli ordini del pm perché erano cambiati». Fino ad affermare che forse è proprio Fiorillo che «ricorda male. Io invece ricordo benissimo e non cambio una virgola di quanto ho già detto» . Quanto alla storia delle parentele con Mubarak raccontò: «Mi disse che tavolta si spacciava come nipote ma in realtà non lo era».
Nessuno vuole dispiacere i magistrati e il loro prezioso lavoro, ma qualche domanda bisogna farsela,una sentenza che forse restituisce dignità a chi, a seguito della condanna in primo grado, fu tacciato di infedeltà e di aver raccontato il falso.
 In particolare quella donna, funzionario di polizia, coraggiosa e serena davanti alla più temibile dei PM di Milano, Ilda Bocassini.
 Lei, quel funzionario la dott.ssa Giorgia Iafrate la quale senza timore, con la serenità di chi sapeva di essere nel giusto, rispose, alla “terribile Ilda” che forse aveva dimenticato che in quel gioco delle parti, in cui spesse volte finiscono le aule di tribunale, non si può derogare al rispetto personale di chi fa parte delle altre istituzioni dello stato.
 Anche a quel funzionario, che non si piegò alla dura dialettica di un PM , deve volgere il pensiero di tutti noi, non bugiarda ma onesta servitrice dello Stato.
 E dopo tutte le macerie che una vicenda come questa provoca bisogna aprire una nuova stagione della politica, della giustizia, del rispetto tra istituzioni e persone ,un periodo dove il protagonismo dei singoli venga meno, specie tra i magistrati, a favore di un più alto e puro concetto di democrazia e di giustizia per tutti.













NEL SEGNO DI MARIA



 La tennista russa Maria Sharapova ,27 anni, numero 8 al mondo ,ha vinto la 113esima edizione del Roland Garros, il torneo di tennis sulla terra rossa più importante al mondo, che si tiene ogni anno a Parigi. La Sharapova ha battuto in finale la tennista rumena Simona Halep, 22 anni,numero 4 al mondo , in tre set (6-4 6-7 6-4). Per la Sharapova si tratta del secondo torneo vinto al Roland Garros: il primo l’aveva vinto nel 2012, battendo piuttosto nettamente in finale l’italiana Sara Errani per 6-3 6-2. Sharapova era arrivata in finale anche l’anno scorso, ma aveva perso contro la statunitense Serena Williams 6-4 6-4.Per la cronaca Maria è anche l'atleta più pagata al mondo ...

















I "MISTERI " DI DARIO ....




 In una recente intervista l'attore Premio Nobel Dario Fo ,ora grillino ,ha dichiarato che non è convinto dell'alleanza del M5s con Farage ."Viene dalla destra profonda , ma mi fido di Grillo" .L'osservazione sorge spontanea : ma perché il Dario da dove viene? Da giovane era fascista repubblichino, da grande comunista e da vecchio grillino ...Certo che deve " fidarsi " di Grillo il circuito è finito non ci sono più spazi .....















ONORE AL CAPITANO !



 Vent'anni di solitudine ,nel 1994 Agostino Di Bartolomei ,l'ex capitano della Roma che quando discuteva con gli arbitri teneva le mani dietro la schiena ,si suicidò tradito dal mondo che lo aveva osannato .“Dibba” si sparò un colpo nel petto 10 anni dopo la finale di Coppa Campioni, persa con la Roma di cui era stato capitano e bandiera - Passato al Milan e poi al Cesena, finita la carriera sul campo era stato lasciato solo da amici e società calcistiche, a cui si era rivolto per problemi economici. “Ti adoro e adoro i nostri splendidi ragazzi, ma non vedo l’uscita dal tunnel”, scrisse alla moglie… Tradito dall'indifferenza Agostino voleva essere trattato da uomo in un mondo di bestie ....
















I NOSTRI VALORI, PUNTI DI RIFERIMENTO IMPRESCINDIBILI..




 Un' immagine a noi tanto cara ,Padre Giordano Caòn e l'allora bambino Padre Salvatore Sulla ...Non è mai tempo sprecato fermarsi un po' e riflettere ...



















" VI FACCIO VEDERE COME MUORE UN ITALIANO ! "



 Con queste parole che ormai resteranno nella storia, ha chiuso la sua vita terrena ,prima di essere assassinato da guerriglieri irakeni,il 14 aprile del 2004,voleva togliersi quella benda bianca e nera con cui i suoi carnefici l’avevano bendato prima di scavargli la fossa,voleva guardarli dritto negli occhi e sbattergli in faccia quello che aveva proferito con voce calma e decisa, Fabrizio Quattrocchi ,36 anni,genovese originario di Catania ,collaborava da due anni con l’agenzia di investigazioni ,bonifica,servizi di sicurezza e allarmi “ibsa”.Era in Irak dall’autunno.Saremo pure,noi italiani, un popolo di mandolinisti e pizzaioli,ma è innegabile che in momenti decisivi siamo capaci di dimostrare una forza e una determinazione che solo un popolo di grande tradizione storica e civile può esprimere.E’ la rivendicazione di un orgoglio, di una appartenenza nella quale c’è la forza, il coraggio,la coscienza,la dignità di un giovane che si sente italiano ,al di là del lavoro ad alto rischio che si era scelto e nel cui alto corrispettivo di guadagera tutto incluso,anche l’eventualità della morte che ha fatto.Ma non della viltà.E alla viltà ha opposto la dignità della sua storia. Come muore un italiano!
 Già a scuola ,sin dalle elementari,avevamo ascoltato qualcosa del genere e la maestra ci spiegava che qualcuno aveva gettato in faccia al nemico la sua stampella…..




















ALT ! SONO IL SINDACO DI LUNGRO !




 Correva l'anno 1917 ,nella stazione ferroviaria di Spezzano Albanese Terme ,in Calabria ,il treno per Cosenza era già in movimento quando un distinto signore con cappello, bastone e caramella con voce alta e decisa "intimava " al macchinista di fermarsi .Il treno si arrestò subito .Si trattava dell'Avvocato Pietro Laurito ,Sindaco di Lungro ,paese dei salinari .Ma erano altri tempi .....


















CE NE COSTA LACREME ST'AMERICA !



 Ellis Island è un’isoletta della baia di New York dove,dal 1891 al 1954 ,gli immigrati erano sottoposti a rigidi controlli prima di ottenere il visto d’ingresso nel Paese .In quest’immagine si vede una famiglia contadina italiana ,con i volti provati da un viaggio lungo e faticoso e un’espressione di smarrimento negli occhi dei bambini .Accanto a essi la valigia con il nome del proprietario avvolta da un groviglio di corde ,altri bagagli sono visibili sullo sfondo ,povere cose, ma ricordi della vita in patria .Oggi l’Italia è diventato un Paese di immigrazione ,dove alcuni trovano accoglienza e lavoro ,ma altri vivono una vita incerta ed emarginata .E’ questo uno dei grandi problemi del nostro tempo e del nostro Paese ,ora il fenomeno assume giorno dopo giorno l’aspetto di esodi massicci di immane portata che l’Italia ,non essendo gli Stati Uniti, non è in condizione di soddisfare pienamente ,pur se è la prima in assolto per spirito di accogliena e solidarietà,ma questo non basta occorre un coinvolgimento serio e articolato dell’Europa


















AMARCORD ...




 Tradizionale visita degli allievi del Montani, 5 Mc A, all' Arcivescovo di Fermo mons.Norberto Perini ....









LA CHIESA SU TUTTO



 La più significativa delle immagini ,dove Fede ,storia e sentimenti fanno
 da base e trampolino di lancio per un percorso sacerdotale sentito e proficuo che lascerà certamente il segno nella nostra comunità .Benevenuto fra noi padre Arcangelo e fervidissimi auguri !


10 FEBBRAIO GIORNATA NAZIONALE DELLA MEMORIA IN RICORDO DEI MARTIRI DELLE FOIBE .




Le foibe  sono  cavità carsiche di origine naturale (grotte) con ingresso a strapiombo diffuse soprattutto nella provincia di Trieste, nelle zone della Slovenia una volta appartenenti alla scomparsa regione Venezia Giulia nonché in molte zone dell'Istria e della Dalmazia.Attualmente sono un argomento scottante, soprattutto sotto il punto di vista storico, e se ne discute animatamente in quanto furono teatro di crimini nei secoli, in particolare durante la Seconda guerra mondiale e nell'immediato Dopoguerra come luogo di occultamento dei cadaveri durante le repressioni avvenute nella città di Trieste e nelle regioni nord orientali italiane. Successivamente alla fine della guerra,l’uso  delle foibe per occultamento di cadaveri  si svolse principalmente a Trieste tra il 1 maggio e il 12 giugno 1945 e a Gorizia nello stesso periodo, con l'uccisione di diverse migliaia di persone, molte delle quali gettate vive nelle foibe. La più famosa è quella di Basovizza (in territorio italiano e a pochi chilometri da Trieste) mentre altre si trovano in territorio ora sloveno a pochi chilometri dal confine. Questi baratri venivano usati per l'"occultamento di cadaveri" con tre scopi: vendicarsi di nemici personali, magari per ottenere un immediato beneficio patrimoniale; dominare e terrorizzare la popolazione italiana delle zone contese; eliminare gli oppositori politici;fare pulizia etnica. Il maresciallo Tito ,capo supremo della ex Jugoslavia comunista si è reso responsabile dell’orrenda uccisione di migliaia e migliaia di Italiani ,con il silenzio –assenzo dell’allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo Repubblicano Italiano Palmiro Togliatti ,Leader dell’allora Partito Comunista Italiano .La storiografia italiana ha sempre cercato di nascondere questa orrenda verità.Solo ultimamente si sta facendo finalmente luce .Ora non sarà più consentito alla storia di smarrire l’altra metà della memoria .I nostri deportati e profughi ,pensare che hanno lasciato finanche la chiave sulla toppa dell’uscio di casa, infoibati,fucilati,lasciati morire di stenti e malattie nei campi di concentramento jugoslavi non sono più morti si serie B.Almeno 10.000 persone negli anni drammatici a cavallo del 1945 sono state torturate e uccise a Trieste e nell’Istria da truppe  controllate  dai partigiani comunisti jugoslavi di Tito ,i famigerati  “titini “.E in gran parte vennero gettate , molte ancora vive, dentro le voragini naturali disseminate nell’altipiano del Carso, “Le foibe”.A oltre sessanta anni di distanza vogliamo fare conoscere questa tragedia italiana a chi non ne ha mai sentito parlare , a chi sui libri di scuola non ha trovato il capitolo “Foibe” , a chi non  ha mai avuto risposta alla  domanda :”Cosa sono le foibe?”A Trieste a differenza delle altre città italiane la liberazione alla  fine della seconda guerra mondiale è coincisa con l’inizio di un incubo ,per quaranta giorni le truppe partigiane comuniste del maresciallo Tito hanno imperversato in città torturando ,uccidendo e deportando migliaia di cittadini colpevoli solo di essere italiani e anticomunisti.Nella Giornata Nazionale della Memoria in Ricordo delle Foibe vogliamo riflettere e cercare di capire anche noi perché, a guerra ormai finita, migliaia di persone hanno perso la vita per mano dei partigiani comunisti, e perché per oltre sessant’anni la storia d’Italia è stata parzialmente cancellata.


BRAVA BELEN



 Belen Rodríguez è stata una delle più ammirate alla Festa di Beneficenza "Gentleman Christamas Gala for Pupi " La fondazione di Zanetti tenutasi all'Hotel Melia di Milano ..La fondazione Pupi è una organizzazione no profit arge...ntina a favore dei bambini più poveri ed emarginati .E' stata fondata da calciatore dell'Internazionale Javier Zanetti e da sua moglie Paula .Il nome deriva da soprannome calcistico di Zanetti El Pupi ma è anche un acronimo che significa " Per un piberio integrado "cioè un'infanzia integrata .Motto della fondazione :"Non c'è nessuno così forte che possa farcela da solo ,e nessuno così debole che non possa essere d'aiuto ".



Caro Pino




















Si dice che andarsene alla vigilia di Natale sia un privilegio .Francamente con tutta la pragmatica, schietta , reale visione delle cose che ci ha sempre reciprocamente contraddistinto mi riesce estremamente difficile in questo... momento definire la tua partenza come un privilegio .Ma se questo attributo è d'uso di ogni Credente allora lo faccio proprio. Una vita passata da fraterni amici senza mai una scalfitura senza mai una sola leggera diversa opinione ,una contestazione , una minima alzata di tono.La stima e l'affetto reciproco sono state il collante di questo rapporto che per me oltre gratificante è stato soprattutto "rilassante", sicuro ,affidabile .Quanti aneddoti , quanti discorsi ,quanti scambi di opinioni , quante considerazioni condivise .
Si dice pure che una vita non basta mai per conoscere qualcuno veramente, senza presunzione ritengo di poter affermare che a te una sola sia stata sufficiente per farti apprezzare come figlio,fratello, marito, padre e amico esemplare .Molte cose le abbiamo condivise senza parlarne ,spesso solo con atteggiamento ,sguardo ,silenzio ,senza tanto rumore o alzate di toni .Affezionatissimo e carissimo amico mio di sempre .


PIERO SE NE VA ,LASCIA UNA CALABRIA SEMPRE PIU' SOLA ...






 Il direttore di " L'ORA DELLA CALABRIA " quotidiano della nostra regione ,Piero Sansonetti ,lascia la direzione e se ne torna a Roma .Bravo giornalista ,puntuale ,lucido ,competente... e imparziale commentatore di politica e di costume .Onestissimo intellettualmente ,una persona con cui valeva la pena dibattere, confrontarsi e commentare .Egli in una nota motiva questa sua scelta per " insanabili contrasti con la proprietà editoriale" dei Citrigno ,rispetto alla bocciatura del suo piano editoriale e la scelta, da lui non condivisa, di una riduzione drastica del personale .Ovviamente la punta di un iceberg rispetto alla quale non abbiamo sufficienti elementi di giudizio .Una cosa intendiamo ribadire con forza :Piero Sansonetti è un grande professionista che per effetto della sua partenza lascia una Calabria ancora più "povera".



“ VI FACCIO VEDERE COME MUORE UN ITALIANO "



  Con queste parole che ormai resteranno nella storia, ha chiuso la sua vita terrena ,prima di essere assassinato da guerriglieri irakeni,il 14 aprile 2004, Fabrizio Quattrocchi ,36anni ,genovese,originario di Catania ,insignito della Medaglia d'oro al Valor Civile dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi .Voleva togliersi quella benda bianca e nera con cui i suoi carnefici l’avevano bendato prima di scavargli la fossa,voleva guardarli dritto negli occhi e sbattergli in faccia quello che aveva proferito con voce calma e decisa. Collaborava da due anni con l’agenzia di investigazioni ,bonifica,servizi di sicurezza e allarmi “ibsa”.Era in Irak dall’autunno.Saremo pure,noi italiani, un popolo di mandolinisti e pizzaioli,ma è innegabile che in momenti decisivi siamo capaci di dimostrare una forza e una determinazione che solo un popolo di grande tradizione storica e civile può esprimere.E’ la rivendicazione di un orgoglio, di una appartenenza nella quale c’è la forza, il coraggio,la coscienza,la dignità di un giovane che si sente italiano ,al di là del lavoro ad alto rischio che si era scelto e nel cui alto corrispettivo di guadagno era tutto incluso,anche l’eventualità della morte che ha fatto. Ma non della viltà. E alla viltà ha opposto la dignità della sua storia. Come muore un italiano! Già a scuola ,sin dalle elementari,avevamo ascoltato qualcosa del genere e la maestra ci spiegava che qualcuno aveva gettato in faccia al nemico la sua stampella...
 


C 'ERA UNA VOLTA LUNGRO ....STORIA DEL PALAZZO MUNICIPALE ...




 

 Il palazzo municipale di Lungro, Calabria  ,in piazza Felice Cavallotti in una foto del 1992.Era abitato all'inizio del secolo scorso dalla proprietaria donna Livia Samengo e dal marito Cesare .Quella donna dal portamento fiero e signorile era presa a modello dal popolo .Aveva una bontà d'animo grandissima era un'autentica benefattrice ,infatti alle ragazze meno abbienti, e non solo ,che si dovevano sposare faceva anche il corredo .La sua proprietà agricola era ubicata in contrada Carrocchia sotto l'attuale Ospedale civile .Dal suo matrimonio non nacquero figli quindi alla sua morte lasciò il palazzo alla nipote Letizia Cortese ,oltre al palazzo lasciò anche l'abito di velluto nero ,ricamato in oro,che aveva fatto cucire a devozione per la Madonna Addolorata del venerdì Santo .Ma nel 1919 Letizia Cortese si sposò ,andò a vivere a Napoli e lasciò l'abito della Madonna a Lungro ,precisamente alla sorella Vittoria Cortese ,che sposò Francesco Saverio Samengo ,perché lo custodisse .Il palazzo dove fino a pochi anni fa sorgeva il Comune fu venduto da Letizia Cortese prima che si trasferisse a Napoli,all'Amministrazione Comunale di Lungro all'epoca presieduta dall' Avv.Pietro Laurito.
Nel 1950 il palazzo venne distrutto da un pauroso e devastante incendio il cui focolaio partì da un seminterrato adibito a spaccio,fu un evento fra i più tristi della storia di Lungro ,coinvolse tutta la popolazione nell'opera di spegnimento che vide fra i protagonisti in prima linea l'allora parroco Giovanni Stamati che si tolse addirittura l'abito talare per arrampicarsi su una scala di legno .Ricostruito nel 1953 nel posto medesimo ,l'edificio non fu solo sede del Comune , massima istituzione locale , ma nel corso degli anni, prima della costruzione  degli edifici specifici , nei piani sottostanti si susseguirono la scuola elementare ,la scuola media ,l'istituto professionale .Ospitò anche a metà anni cinquanta il primo posto telefonico pubblico e l'ufficio Leva ,unici nella zona ,a questi si aggiunse successivamente anche l'ufficio di collocamento .In pratica generazioni di cittadini legano a questo edificio i loro ricordi e le tappe più importanti della loro vita .
Tanti anni di storia non devono essere cancellati .Il palazzo Municipale ha valenza storica, culturale ,affettiva ,patrimonio di tutta la comunità e della sua memoria .


16 MARZO ,UNA DATA DA NON DIMENTICARE ....




 Questa terribile immagine si riferisce alla strage di via Fani nel quartiere Trionfale a Roma il 16 marzo 1978 ,sono le 9,32 da pochi minuti sono stati assassinati i carabinieri Oreste Leonardi ,Domenico  Ricci e gli agenti di polizia ,Francesco Zizzi,Raffaele Iozzino e Giulio Rivera tutti facenti parte della scorta dell'onorevole  Aldo Moro presidente della Democrazia Cristiana ,rapito dalle Brigate Rosse.
 "L'attacco al cuore dello Stato" come venne definito dai farneticanti comunicati dei terroristi portò  la morte per Moro stesso, nel successivo 9 maggio assassinato anch'egli  dopo 53 giorni di "prigione del popolo" e ovviamente quella degli agenti di scorta gettando le relative famiglie nel dramma più profondo .Alla luce della storia mai atto terroristico fu più inutile e vuoto se mai il terrorismo possa essere considerato "utile".L'onorevole Moro venne rapito ,"processato" e assassinato perché ideatore e costruttore del Governo di Unità Nazionale ,sostenuto esternamente appunto dal Partito Comunista dell'Onorevole Enrico Berlinguer .La strage ebbe l'effetto di rinvigorire nel Paese il senso dell'unità e dell'appartenenza ,cosa di cui si aveva ,si ha e si avrà sempre bisogno. Il fenomeno delle BR venne, nel corso degli anni, mano a mano scemando ,tutti i componenti del "commando " del 16 marzo ,furono catturati , processati,condannati ,qualcuno non c'è più ,qualcun altro ha aperto il negozio al Tritone ..Questa è la vita che fa storia ; ora nell'immaginario collettivo quei "giovani rivoluzionari " sono ricordati ,oltre che come assassini, soprattutto come "compagni che hanno sbagliato".....



8 MARZO , IL SENSO DI UNA DATA SIMBOLO




 Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia.
 Questo triste accadimento, ha dato il via negli anni immediatamente successivi ad una serie di celebrazioni che i primi tempi erano circoscritte agli Stati Uniti e avevano come unico scopo il ricordo della orribile fine fatta dalle operaie morte nel rogo della fabbrica.
 Successivamente, con il diffondersi e il moltiplicarsi delle iniziative, che vedevano come protagoniste le rivendicazioni femminili in merito al lavoro e alla condizione sociale, la data dell'8 marzo assunse un'importanza mondiale, diventando, grazie alle associazioni femministe, il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli, ma anche il punto di partenza per il proprio riscatto.

 Ai giorni nostri la festa della donna è molto attesa , le associazioni di donne organizzano manifestazioni e convegni sull'argomento, cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi che pesano ancora oggi sulla condizione della donna, ma è attesa anche dai fiorai che in quel giorno vendono una grande quantità di mazzettini di mimose, divenute il simbolo di questa giornata, a prezzi esorbitanti, e dai ristoratori che vedranno i loro locali affollati, magari non sanno cosa è accaduto l'8 marzo del 1908, ma sanno benissimo che il loro volume di affari trarrà innegabile vantaggio dai festeggiamenti della ricorrenza. Nel corso degli anni, quindi, sebbene non si manchi di festeggiare queste data, è andato in massima parte perduto il vero significato della festa della donna, perché la grande maggioranza delle donne approfitta di questa giornata per uscire da sola con le amiche per concedersi una serata diversa, magari all'insegna della "trasgressione", riproponendo per una volta i ruoli invertiti. Comunque ora e sempre viva le donne e auguri !




Grazie Padre Gabriel per quello che ha dato alla nostra comunità ,i percorsi di vita di ognuno di noi sono vari e articolati l'importante è che su di essi rimanga traccia indelebile e lei nel percorso lungrese ha lasciato il segno ,come son certo lo lascerà in maniera altrettanto forte ovunque il Signore le assegnerà di compiere la sua missione sacerdotale .Felicissimi e affezionatissimi auguri !




UNA DONNA CON LE "PALLE"...





Elisabetta Tripodi ,48 anni,calabrese di Rosarno ,avvocato ,Sindaco di centrosinistra di Rosarno, laureata a Pavia ,vincitrice del concorso di Segretario Comunale nella provincia di Varese poi si trasferisce in Calabria e con brillante carriera diviene Segretario Comunale Capo .Ella ha dichiarato di essere ritornata in Calabria perché ama la sua terra e vuole essere al servizio dei suoi concittadini.Rifiuta l'etichetta di Sindaco anti mafia e quasi a giudicare riduttiva e impropria questa definizione si ritiene donna delle Istituzioni che opera con trasparenza e imparziaità combattendo la illegalità in senso ampio. Ha avuto notorietà nazionale per aver gestito con razionalità e competenza il problema degli immigrati di Rosarno ma soprattutto per la fermezza con cui ha affrontato le minacce e le intimidazioni della ndrangheta locale non disdegnando di denunciare gli autori con conseguente messa sotto scorta .Competente e qualificata amministratrice ,profonda conoscitrice della sua terra e delle persone che vivono in questi luoghi ,sicura di se, ferma nei suoi convincimenti , ma al tempo stesso ,oltre che una bella donna è fine ,dolce tollerante nei rapporti sia istituzionali che personali .Elisabetta è uno dei modelli più limpidi di cui la nostra società ha bisogno ,vuole e deve ispirarsi . Detto fra noi ,è una donna a cui ognuno ,ritengo ,darebbe senza alcun problema o incertezza le chiavi di casa....



CARA IRENE ...LO HAI DETTO A NOI ...












 Riflessioni di Irene Raimondo


Il Papa non lo sa cosa succede veramente agli invalidi e agli handicappati, costretti ogni giorno a battagliare per ottenere i loro diritti calpestati dalla burocrazia , dalla legge che si presta a mille interpretazioni, dalla mancanza di umanità e sensibilità di chi ha il coltello dalla parte del manico. Se il papa fosse veramente al corrente di tutto , non smetterebbe di parlarne. Sto leggendo per passatempo " L'inverno del mondo" di Ken Follet, in qualche pagina è spiegato come venivano sistemati per le feste i disabili...stiamo studiando i Greci...ricordate che fine facevano a Sparta i bambini malati ? Oggi c'è tanta sensibilità...bla bla bla bla..bla , e allora perchè io sto soffrendo le pene dell'inferno dal mese di luglio per ottenere quello che mi spetta in quanto poliomielitica ? Non esco più e non sono grave, mi sottopongo ad uno stress (ma è anche una gioia ) esasperato per svolgere il mio lavoro e non sono grave, non posso più salire un gradino senza un appoggio e senza distruggere le braccia e non sono grave, non posso pulire la mia casa e non sono grave, non posso portami in casa la spesa fatta con tanta fatica alla Despar (non ci sono gradini e mi attacco al carrello ) è non sono grave. E poco tempo fa ho perso una cara amica che non è riuscita a sopportare più l'egoismo, la mancanza di solidarietà , la solitudine e la sofferenza di una vita senza un po' di comprensione, di un sorriso schietto e sincero, io piango dalla disperazione per lei e non siamo gravi. Come glielo dico al papa ?
 





COME OGGI LA CADUTA DEL MURO ...








 Il 9 novembre 1989, cadeva il Muro di Berlino: una data entrata nella storia per aver segnato l'inizio del disfacimento di quell'ordine stabilitosi nel dopoguerra ma che aveva già cominciato a vacillare all...’inizio di quell'ultimo decennio.
Nel 1945 la Conferenza di Yalta aveva decretato la divisione della Germania e quella di Berlino in quattro settori amministrati dai vincitori della Seconda Guerra Mondiale: USA, Regno Unito, Francia ad ovest e URSS ad est. I settori occidentali vennero uniti il 23 maggio 1949 dando vita alla Repubblica Federale di Germania (Bundesrepublik Deutschland o BRD); in quello orientale il 7 ottobre 1949 fu proclamata la Repubblica Democratica Tedesca (Deutsche Demokratische Republik o DDR).
Da allora divenne uso comune parlare di Germania dell'Ovest e Germania dell'Est, così come di Berlino Ovest e Berlino Est. Inizialmente i cittadini di Berlino erano liberi di circolare tra tutti i settori ma con la Guerra Fredda intervennero delle limitazioni finché nel 1952 venne chiuso il confine tra le due Germanie. Questa misura non fece che attrarre, però, sempre più cittadini della Germania dell'Est verso Berlino Ovest e così, per fermare la fuga dalla dittatura, il regime comunista della Germania Est ordinò l'inizio della costruzione di un muro attorno ai tre settori occidentali nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961 a Berlino Est. Così facendo il muro avrebbe diviso in due la città e circondato completamente i settori occidentali rendendoli un’isola a sé rinchiusa entro i territori orientali.
Verso gli inizi degli Anni Ottanta, però, la crisi del blocco orientale cominciò a farsi sentire: nel 1980 nacque in Polonia il sindacato indipendente «Solidarnosc», cui alla fine del 1985 seguì la proclamazione della legge marziale. Solo un anno e mezzo dopo, nel marzo 1985, Michail Gorbaciov arrivò al potere nell’Unione Sovietica. Nel gennaio 1987 il nuovo Segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica espresse questa opinione veramente rivoluzionaria: «Abbiamo bisogno della democrazia come dell’aria per respirare». Questo messaggio spronò gli attivisti per i diritti civili in Polonia e in Ungheria, nella Cecoslovacchia e nella DDR.
Nell’autunno 1989 la pressione esercitata dalle proteste nella Germania orientale divenne tanto forte che il regime comunista si sarebbe potuto salvare solo mediante un intervento militare dell’Unione Sovietica. Gorbaciov, però, non era disposto ad attuarlo.
Il 9 novembre 1989, durante una conferenza stampa a Berlino al Ministro della Propaganda della DDR, Günter Schabowski, fu recapitata la notizia che i cittadini di Berlino Est erano stati autorizzati ad attraversare il confine se muniti di appropriato permesso ma non gli furono date indicazioni su come comunicare la notizia. Trattandosi di un provvedimento preso poche ore prima della conferenza, sarebbe dovuto entrare in vigore solo nei giorni successivi per dar modo alle guardie di confine di essere informate e preparate. Invece durante quella stessa conferenza stampa il corrispondente dell'agenzia Ansa da Berlino Est, Riccardo Ehrman, chiese da quando le nuove misure sarebbero entrate in vigore e Schabowski, cercando inutilmente di trovare un'indicazione in merito tra la documentazione fornitagli ma non avendo un'idea precisa, affermò che la DDR aveva aperto i confini con effetto immediato.
Poco dopo migliaia di cittadini della DDR si riversano sulle stazioni di confine e iniziò la rivoluzione pacifica che fece capitolare la direzione politica dell'intero Paese: il 9 novembre 1989 cadde il Muro di Berlino, 155 km di una barriera di cemento che fu simbolo della divisione non solo di una città, occupata ad est dai sovietici e nella parte occidentale dagli alleati ma di due mondi che si erano sviluppati in direzioni completamente opposte.





AUGURI CATHERINE !



 Catherine Deneuve in questi giorni ha compiuto i suoi "primi" 70 anni: guardandola non ci sarebbe nemmeno bisogno di aggiungere altro. Noi sinceramente ci metteremmo la firma a essere come lei a questa distinta età. La Signora Deneuve è ancora bellissima, charmant, elegante nel portamento. E se buon sangue non mente, si conserverà così ancora a lungo, visto che sua madre, 102 anni, è ancora un’arzilla e raffinata vecchietta.

 Adesso, è pur vero che Madre Natura con una delle più grandi icone del cinema francese prima, mondiale poi, è stata più che generosa: l’attrice ha un viso perfetto. Zigomi alti, labbra regolari, naso dritto, occhi da gatta. Che a disegnarla non si sarebbe potuto fare certamente di meglio. Fisico poi da vera bambola: lei che negli anni ’60 lo esaltava con le minigonne dell’epoca e i minidress. Icona anche dello stile, non c’è che dire: ma non solo nei Sixties. Ancora oggi la Deneuve appare sempre con outfit impeccabili: è chic al punto giusto, non esagera mai e sa calibrare abiti e accessori.

 Da lei c’è tutto da imparare. Non per niente è stata la musa dello stilista Yves Saint-Laurent e ha dato il suo volto alla Marianna, il busto simbolo della Republique. L’attrice di “Bella di giorno”, i film che l’ha lanciata nel firmamento delle star nel 1967, continua tutt’oggi la sua carriera professionale, senza sosta. Sta trionfando nelle sale francesi con ‘Elle s’en va’, ha finito le riprese di ‘French Riviera, e sarà di nuovo sul set del nuovo lavoro di Benoit Jacquot, ‘Trois coeurs’.

Instancancabile, bella come non mai, ancora regina di stile. Le dive di oggi dovrebbero tutte imparare da lei. Eredi? Qualcuno ha fatto il nome di Gwyneth Paltrow o di Nicole Kidman. Molti adesso puntano alle giovani francesi Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos, portagoniste de “La vita di Adele”. Staremo a vedere, ma ci sembra che di strada per arrivare alla perfezione della Deneuve ce ne abbiano da fare tutte…..



LA  “STRAGE CERCATA”  DI VIA RASELLA

di Massimo Caprara

dal 1944 per 20 anni segretario personale di Palmiro Togliatti

Fonte : Storia Libera


Fu uno degli episodi  più “celebrati” della resistenza partigiana. Un “atto di guerra” che nasconde un oscuro “regolamento di conti” fra comunisti. Il ruolo di Giorgio Amendola.



Alle ore 15 e 52 del 23 marzo 1944 passarono cantando puntualmente come ogni giorno “Hupf meine Model, Salta ragazza mia” i riservisti altoatesini del Battaglione Bozen, aggregato al Polizei Regiment della Wehrmacht. Trentatre di essi vennero fatti letteralmente a pezzi da un’esplosione dinamitarda. Fra i morti, una salma a lungo nascosta, quella di un bambino di 13 anni, tagliato in due dalla deflagrazione. Inoltre, due altre persone furono estratte dal cumulo delle vittime, alle quali dopo molto tempo vennero dati un nome e una qualifica: si tratta di Antonio Chiaretti e Enrico Pascucci, entrambi appartenenti al gruppo clandestino politico militare anticomunista denominato Bandiera Rossa. Si accertò che erano state vittime di un tranello, attirate sul posto e a quell’ora da altri militanti antifascisti. L’orrendo massacro avvenne in via Rasella, che sbuca nella centralissima Piazza del Tritone. La reazione efferata, purtroppo prevedibile in una capitale dichiarata “città aperta”, inchioda barbaramente “l’atto di guerra” di via Rasella, come tale definito nell’anno 2001 dalla Suprema Corte di Cassazione della Repubblica, nell’oscuro ipogeo delle Fosse Ardeatine. Vi vennero fucilati 335 cittadini italiani da parte dei reparti agli ordini del colonnello nazionalsocialista Kappler, il 24 marzo.

Scorrere i loro nomi è utile: circa 30 appartengono al Centro militare clandestino di tendenze monarchiche guidato dal colonnello Giuseppe Cordero di Montezemolo del Comando supremo italiano; 52 appartengono al Partito d’Azione e alle formazioni di Giustizia e Libertà; 75 sono artigiani, commercianti e intellettuali di religione ebraica; 68 militavano in Bandiera Rossa. Nessuno apparteneva al Partito comunista italiano, che pure contava a Roma di un forte apparato militare e di consistenti complicità coperte. Molti militanti e confidenti erano stati già arrestati, indiziati e, alcuni, tristemente perseguitati. Nessun comunista si trovò in carcere a Regina Coeli o nel luogo di detenzione esattamente in quei giorni della strage e della rappresaglia. Vi si trovarono invece tutte persone che il Pci considerava nemici esecrandi, da mettere fuori combattimento: comunque. Soprattutto sono considerati nemici giurati gli appartenenti a Bandiera Rossa. Essi sono valutati, senza mezzi termini, puramente “trotzkisti”: i peggiori avversari di Stalin. Leone Trotzkji, ebreo, fondatore dell’Esercito rosso, era stato, infatti, prima condannato, poi esiliato, braccato in tutto il mondo dalla polizia sovietica, per essere assassinato a Città del Messico da un esecutore di origine italo-spagnola, nel 1940, dopo una spietata caccia durata vent’anni. Dopo la guerra civile spagnola del 1936-38, nella Roma di quegli anni feroci, continuava il massacro. L’apparato comunista organizzò e seppe cogliere l’occasione di via Rasella e le sue conseguenze.

L’attentato venne escogitato, pensato e previsto dai membri comunisti della rete romana: Giorgio Amendola, che ne è il più alto in grado, Mauro Scoccimarro, Antonio Cicalini, di sicura scuola moscovita, oltre a minori ma preziosi collaboratori, infiltrati, delatori, confidenti nelle organizzazioni fasciste, nelle istituzioni carcerarie, nei presidi sanitari e polizieschi del fascismo. Amendola propose il luogo, l’ora e le modalità dello scoppio di via Rasella. Gli altri uomini d’azione, responsabili di settore e soprattutto dei Gap, il sistema terroristico facente capo al Pci, cioè i Gruppi d’Azione Patriottica, perfezionarono e operarono il resto. Nel suo volume «Lettere a Milano», al quale andò come onorificenza il premio Viareggio per la saggistica del 1974, Amendola rivelò che era stata sua l’iniziativa della designazione del luogo e del reparto tedesco da attaccare. Egli ne parla espressamente nelle pagine 290 e 291. Una volta messo in pratica l’attentato in via Rasella, si tratta di compilare, mercanteggiare, correggere e definire le liste dei fucilandi per il comando della Wermacht che le aveva sollecitamente chieste. Furono allora mobilitati tutti gli addetti ai rapporti di intelligence mantenuti dalla Federazione del Pci con la Direzione di Regina Coeli, la Questura di Roma, la divisione della polizia politica del Ministero italiano degli Interni, l’Opera Volontaria di Repressione Antifascista (OVRA), tutto il sistema spionistico esistente a Roma. Il teste principale di questo turpe mercato venne opportunamente liquidato a tempo debito. Donato Carretta, direttore di regina Coeli, venne linciato tra l’aula del Palazzaccio, le scale di Ponte Umberto e le onde del Tevere alle 9 di mattina del 18 settembre 1944. Gli altri collaboratori furono l’ex comunista Guglielmo Blasi, divenuto informatore della polizia militare tedesca, il tipografo autodidatta Giulio Rivabene, di cui Amendola puntualmente scrive nel suo libro nello spazio dedicato ai militari corrotti. Nel numero 7 del gennaio 1944 de «l’Unità», la direttiva era stata tempestivamente data: “Si invitano i compagni a smascherare e colpire gli agenti trotzkisti, ossia di Bandiera Rossa, nel Partito, nel Sindacato, nelle formazioni armate, ovunque essi si annidano”. Nel giornale clandestino milanese del dicembre 1943, «La nostra lotta», Pietro Secchia aveva dato il via al circuito malsano di informatori, gestori, operatori dell’infame reperimento dei fucilandi della “strage cercata” di via Rasella.

“L’attentato che provocò quella carneficina fu voluto per un solo scopo. A Roma ormai le formazioni della Resistenza che non riconoscevano il Cln avevano la maggioranza. Ed erano a buon punto le trattative avviate dalla federazione Repubblicana Sociale con Kappler perché i tedeschi lasciassero Roma senza spargimenti di sangue. Ma nel voler far fallire questo accordo c’era un interesse del Pci, per fini di politica interna” (Roberto Guzzo, fondatore dei gruppi Bandiera Rossa, cit. in Pierangelo Maurizio, «Via Rasella, cinquant’anni di menzogne», Maurizio Edizioni, Roma 1996, pag. 69).


E' FINITA L'ERA MORATTI ..MAI L'INTER FU PIU' INTERNAZIONALE ...

Lascio a gente perbene ha dichiarato Massimo Moratti ai giornalisti .Questa è in effetti la sensazione che da il pacioso faccione dell'indonesiano Erick Thohir ,43 anni,nuovo proprietario dell'Inter.

E’ figlio di Teddy Thohir, che è al comando di Astra International, una holding a capo di una miriade di aziende nei più svariati settori. Solo nel 2012 Astra International ha fatturato circa 15,6 miliardi di dollari e ha dato lavoro a oltre 120mila persone (uno dei motivi per cui la famiglia Thohir è molto amata in patria). Erick, che ha due fratelli maggiori, Rika e Garibaldi, ha studiato negli Stati Uniti per 5 anni, conseguendo la laurea in economia ed un master alla National University di Los Angeles.
Negli USA nasce la sua passione per il basket: attualmente è uno dei proprietari dei Philadelphia 76ers, squadra della Nba, ed è presidente della Federbasket indonesiana e della federazione pallacanestro del Sud-Est asiatico, nonché di un paio di club del suo paese. Ha iniziato a costruire la sua fortuna, stimata in circa 25 miliardi di dollari, nel 1993 creando il Mahaka Group, attivo nell’editoria e nelle telecomunicazioni. Ad oggi il Mahaka Group possiede svariate emittenti radiofoniche, televisioni e giornali e nel 2011 è diventato proprietario del quotidiano indonesiano Republika (il più importante del paese) e della televisione JakTV. Sposato con Elizabeth Tjandra,
Erick Thohir è padre di quattro figli, si dichiara islamico moderato e ha maturato negli anni una grande passione per il calcio, anche dal punto di vista del marketing. E' il proprietario di maggioranza della squadra di calcio dei D.C. United, la squadra più titolata della MLS, e ora vuole rendere l'Inter quella più titolata della Serie A.
 


LA STORIA NON SI SCRIVE CON UNA MANO SOLA …





Alle ore 15 del 23 marzo 1944, in via Rasella a Roma, scoppia una bomba che investe una compagnia del 1° battaglione di fanteria tedesca che procede a piedi .
Dei 156 uomini, 32 rimangono ucci...si ,tra i quali due passanti uno era bambino,e 110 feriti.L’attentato fu opera dei partigiani del GAP .Venne ,come reazione, applicata dai tedeschi la rappresaglia ,culminata con l’eccidio delle fosse Ardeatine .Senza che gli autori dell’attentato venissero fuori per dichiarare la propria responsabilità e così salvare la vita alle 335 innocenti vittime .La rappresaglia è una azione punitiva che ripugna alla coscienza, anche se prevista dalla Convenzione di Ginevra e dell'Aja e ammessa dal Tribunale di Norimberga, in quanto colpisce innocenti. La misura della rappresaglia era prevista dai codici di guerra inglesi, americani, e francesi nel rapporto di uno a dieci. Nel codice di guerra dell'Unione Sovietica ( da cui il PCI, e successive trasformazioni, ha tratto nutrimento ideologico e finanziario) il rapporto della rappresaglia non era di 1 a 10, ma di 1 a 50 : cioè si dovevano uccidere 50 civili per un soldato dell’armata rossa ….A quando un altro processo per questi altrettanto orrendi crimini ?






FUORI I MERCANTI DAL TEMPIO.. QUANDO L’IMMIGRAZIONE PILOTATA DIVENTA UN BUSINESS….

 Il Pd e Sel  contano sui futuri voti degli immigrati mentre il consorzio Sisifo gestisce i centri di accoglienza in cui vengono inviati i migranti che arrivano in Italia. Il consorzio Sisifo gestisce 25 cooperative, tutte rosse che hanno dato vita a “LampedusaAccoglienza”, una società a responsabilità limitata che opera nel campo dell’accoglienza degli immigrati. Queste cooperative tutte insieme gestiscono i vari centri di soccorso e di prima accoglienza in cui vengono stipati tutti i migranti che giungono in Italia. Un giro che frutta parecchi quattrini considerato il numero degli sbarchi che è in continuo aumento. Un sacco di soldi che finiscono nelle casse delle cooperative rosse che hanno fiutato subito l’affare . Altro che ragioni umanitarie,quelle vere si configurano qui da noi giorno dopo giorno e vengono sistematicamente ignorate … Ovviamente i soldi verranno presi dalle casse ,già deficitare, dello Stato i cui gestori scaricheranno gli oneri sui cittadini contribuenti con tagli e altre tasse ancora.






LA VICENDA DEI MIGRANTI TRA IPOCRISIA E STRUMENTALIZZAZIONE ... QUELLE FIRME RADICAL CHIC CONTRO LA SICUREZZA DELLA GENTE COMUNE ... Nessun essere umano sano di mente farebbe entrare uno sconosciuto in casa sua ,nemmeno se vestito in giacca e cravatta o addobbato come un angioletto michelangiolesco.Da questo dato antropologico irrinunciabile dobbiamo partire per confutare decisamente la buona fede di quei signori che hanno firmato per dire no alla legge Bossi -Fini ,sono nomi, sono firme di personaggi noti ma che non vediamo mai per strada , su un mezzo pubblico , al mercato ,a prendere i figli a scuola ,a fare la fila negli uffici o alla caritas, sebbene si permettano di mettere bocca sulla sicurezza di uno spazio comune che loro non usano ,vivendo nel lusso ,spostandosi con oscurati mezzi privati e girando spesso scortati ,alcuni vivono addirittura all'estero ......E' opinione che questo grande flusso migratorio epocale di massa sia stato ideato dagli stessi che gestiscono la globalizzazione finalizzata allo sfruttamento degli uomini e al condizionamento dei mercati ......Grillo forse condivide questa opinione e ci fa inevitabilmente chiedere cosa sarebbe il M5s senza di lui ..una sorta di Democrazia Proletaria con lo stesso destino politico ?






I 100 ANNI DI ZIO PIERINO Felicissimi ,devotissimi e affezionatissimi auguri al nostro carissimo zio Pierino che oggi ,5 ottobre 2013, ha compiuto un secolo di vita .Ringraziamo il Signore per avercelo dato e avercelo preservato concedendoci l’inestimabile privilegio di averlo fra noi oggi e per tanto tempo ancora .Ringraziamo ovviamente zio Pierino che nel suo percorso di vita è stato ,giorno dopo giorno,esempio e stimolo per la famiglia e tutta la comunità.Noi familiari siamo fieri ma soprattutto tutta Acquaformosa deve essere orgogliosa di questo suo figlio fra i migliori in assoluto,che con i suoi grandi valori umani ha saputo e voluto tenerne sempre alto il prestigio sia in paese che fuori .Figlio,marito,padre,nonno esemplare ,zio Pierino,ha nel corso degli anni dimostrato come si può affrontare la vita in tutte le sue articolazioni e alterne vicende sempre con dignità e razionale approccio.Commerciante ,artigiano, ma soprattutto emigrante di quelli veri con gli attributi e la dignità giusta.Gli anni in Germania ,con il resto della famiglia lasciato in paese ,sono stati duri ma ne hanno esaltato le sua qualità umane e la sua serietà professionale .Rientrato in Italia egli non si è fermato in Acquaformosa ma ha preso prima la strada verso Torino e poi verso Guardia Piemontese fermandosi rispettivamente per diversi anni .Devotissimo alla famiglia ,affezionato con i parenti ,aperto e cordiale con il prossimo ha sempre saputo leggere con lucida obiettività le vicende della vita .Tollerante ed equilibrato nei comportamenti e nei giudizi ha gestito con sagacia le risorse derivanti dal suo lavoro e dai suoi sacrifici in strettissima sinergia e collaborazione con l’indimenticabile zia Esterina compagna di vita e moglie degna e altrettanto virtuosa .Mai uomo fuori dl tempo ma sempre in sintonia con i tempi .Lucido e presente sia su ogni vicenda di cui ha custodito la memoria sia in quelle contingenti .”A diciotto anni, da falegname, ho iniziato a costruire il mio primo gradino e poi giorno dopo giorno nel corso della mia vita ho terminato la scala “ ha dichiarato in un breve saluto ai convenuti nella su casa per gli auguri .Parole di grande significato morale e di appagata soddisfazione. Auguri zio Pierino e grazie per l’affetto e l’esempio che ci hai dato e continui a darci ,ogni giorno sperando, con l’aiuto del Signore,per tanto tempo ancora .Quanti aneddoti,,quante vicende,quante immagini e ricordi mi legano alla tua persona e simpatica figura ,caro zio, ma questo spazio non potrebbe contenerli tutti .L’importante è che i cari ricordi restino nelle nostre menti e nei nostri cuori per sempre .


I NOSTRI PUNTI DI RIFERIMENTO ...DON PINO E IL SUO SORRISO CHE UNISCE !









"Parliamone ,spieghiamoci,vorrei conoscervi e sapere i motivi che vi spingono a ostacolare chi tenta di aiutare e di educare i vostri bambini alla legalità ,al rispetto reciproco e ai valori della cultura e dello studio." 
Così si rivolgeva Don Pino Puglisi ai mafiosi .
 Don Giuseppe Puglisi nasceva il 15 settemmbre 1937 a Brancaccio, quartiere periferico di Palermo, da una famiglia modesta, il padre calzolaio e la madre sarta .Il 2 luglio 1960 veniva ordinato sacerdote .Il 15 settembre 1993 ,il giorno del suo 56°compleanno veniva ucciso dalla mafia a motivo del suo costante impegno evangelico e sociale.Oggi 25 maggio 2013 ,sul prato del Foro italico di Palermo a cospetto di 100 mila fedeli ,viene proclamato Beato.


IL BISOGNO DI CAPIRE ….




 In riferimento all’ormai celebre tema di Rosanna ,all’epoca , la Direttrice Didattica delle scuole elementari di Lungro, dott/ssa Carmen Iannuzzi ,eccellente, preparata,sensibile ed attenta docente e Dirigente sempre presente in tutte le vicende ed in ogni circostanza ,dimostrando ,se pur ve ne fosse bisogno,grandi doti professionali ed umane ,scrisse a Rosanna la seguente lettera:
“Cara Rosanna ,
Ho appena ricevuto in omaggio una copia de “Il brogliaccio “ e con attenzione ed interesse ho letto tutto :poesie, testi ,cronaca e….il tuo tema.Molto,molto bello il tuo tema ,per i sentimenti che nutri,la schiettezza del linguaggio che usi ,la capacità di analizzare fatti e persone che dimostri ,le speranze e addirittura la saggezza che vi traspare. Fra tutti quelli che hanno partecipato alla redazione del periodico ,ho scelto te,quale destinataria di questi miei pensieri,perché ciò che hai scritto a proposito della scuola elementare “ha lasciato il segno”. Vorrei sapere perché ti sentivi “come un nocciolo soffocato dalla polpa o meglio come una mosca nell’acqua”.La mia non è curiosità ,è piuttosto il bisogno di capire che nasce in chi,convinto che si possa sempre migliorare ,durante l’intero arco della vita,si sforza di far sempre meglio il proprio lavoro ;il mio lavoro ,benché non sempre sia evidente,consiste essenzialmente nel fare in modo che la scuola sia per tutti e per ciascuno un luogo dove si apprendono i “saperi”,si sviluppano i talenti e le competenze,in un contesto di relazioni umane positive e gratificanti .Se per te, la scuola elementare è stata altro ,me ne dispiaccio sinceramente  e ti chiedo di aiutarmi a capire che cosa non ha funzionato.
Lungro ,13 maggio 1998        Con affetto Carmen Iannuzzi

La lettera della dott/ssa Carmen Iannuzzi non ha bisogno di alcun commento .”Parla da sola “ come usa dire.Ma ,coinvolti come siamo e presi fino al midollo da una inguaribile dose di deontologia giornalistica ,non possiamo fare a meno di far notare come parla ed agisce una vera  “Leader” ,nel senso più ampio del termine; l’encomio, l’interesse, il bisogno di capire che la Direttrice mette in campo nel rapportarsi con l’alunna  sono tanti preziosi tasselli che hanno creato il mirabile quadro culturale e umano che rappresenta l’intera vicenda.



IL RACCONTO  DI  ROSANNA ….









Scuola media statale di Lungro in Calabria ,anno scolastico  97/98,viene assegnato un tema di  Italiano per la classe seconda:

“Prova a scrivere il racconto della tua vita ,in una parola  la tua autobiografia,evidenziando gli episodi salienti e le esperienze  più importanti dalla tua nascita ad oggi “

Leggete cosa ha  scritto Rosanna Irianni ,alunna della seconda classe …

“Lungro ,9 giugno 1985,erano le quattro del mattino.Mia madre si preparava per il parto.Era un po’ nervosa, lo sentivo dentro la   pancia .Il tempo passava velocemente ed ecco il grande momemto: sono nata ! Non piangevo io ,ero una bambina seria e non mi lasciavo trascinare da urla e pianti ; ero ferma ,muovevo manine e piedini ignudi solo se necessario .Il parto andò nel migliore dei modi .Tra fiori di qua ,risate di là e applausi familiari ,sbocciava la mia testina .
Tutti facevano i complimenti alla mamma e a me chi li faceva ? Nessuno .Erano tutti per la mamma .Mi ero offesa e molto…Arrivò il momento del Battesimo,che felicità!Ore 10 .Quando venni battezzata grida e pianti erano all’ordine del giorno ,in quella “fonte  battesimale “ temevo di cadere oppure di essere abbandonata lì,sola .
Comunque fecero,in mio onore, una grande festa e ne fui contenta .Il pomeriggio venne anche la Cresima .Aiuto! Ore 16.Quando fui cresimata gridai a più non posso ,quell’olio in testa mi dava fastidio ,era appiccicoso ..questa volta la festa non la fecero ,era già compresa in quella del battesimo.A un anno mangiavo creme di riso e pastine,giocavo con peluches , nel box mi aggrappavo alla rete per giocare ,a due anni la stessa cosa e giocavo con le bamboline .A 3 anni incominciai a camminare .Andavo su e giu per scale e portoni ,mangiavo di tutto ma in piccole dosi .Ero contenta, ma  nello stesso tempo gelosa e arrabbiata  .Sfortunatamente a marzo, esattamente il giorno 14 del 1989 nacque mio fratello .Mia madre badava più a lui che a me ,mi offendevo e me ne andavo .E’ stato il mio primo incontro con gli amici :la scuola materna .Lì giocavo pranzavo e conoscevo gli amici la maggior parte dei quali frequenta oggi la scuola media .Trascorsi  due anni alla scuola  materna e poi andai alla scuola  elementare .Terrore in quel momento ! Insegnanti nuovi e disorientamento.Iniziai a leggere e a scrivere a suon di schiaffi ,ma quelli che ..”lasciano i segno”. In seconda e in terza elementare cominciai a scrivere testi con risultati da dieci e lode .In quarta elementare conobbi il mio secondo insegnante di religione ; era uno tosto, ben piazzato,con un naso a gobba , capelli e occhi chiari .I mesi passavano velocemente ,un giorno tirava  l’altro come le ciliegie ,e io mi sentivo come un nocciolo soffocato dalla polpa o meglio come una mosca nell’acqua .
Mia madre preparava gli abiti della comunione e le lunghe candele somiglianti ad alti bastoni di verga ,le calze e le scarpe bianche con merletti come quelle che usavano un tempo le donne per filare .O Dio ! Sembraavo una bomboniera !Goffa con i capelli corti e la coroncina .Dio ! Solo a pensarci mi viene il voltastomaco .Arriva il 5 maggio .Sveglia ore 5.Per vestirmi e aggiustarmi trascorse così tanto tempo che finii alle 8.Salii in paese accompagnata dai miei genitori e le scarpe che avevo erano così lisce alla suola che il pericolo di scivolare era elevato .E nel palazzo delle suore di terreno liscio e pietrificato ce n’era a bizzeffe ! Per scendere fu un’ impresa e anche per salire  non fu facile .Con tutti quei fotografi con flash e filmini mi sentivo una diva .Invece in quinta elementare ho fatto gli esami .Il giorno del compito di italiano scritto ,provai una paura inaudita ;tremore di gambe ,battute di denti,occhi spalancati sul foglio,una tragedia! Il giorno seguente feci quello di matematica ,non ebbi affatto paura ,perché si trattava di un problema .Durante lo stesso giorno feci gli orali di italiano ,matematica , storia e geografia .Finalmente quando  tornai a casa tirai un sospiro di sollievo :gli esami erano finiti , ma con loro cinque anni di amicizie di conoscenze e di divertimenti ed ora mi avviavo ad una nuova vita :gli amici cambiati,gli insegnanti e le  materie diverse ,metodo di studio cambiato.
Nonostante tutto il primo approccio con gli insegnanti e la scuola media è stato positivo,anzi positivissimo.La mia vita è cambiata ,tutto è cambiato in me: abitudini  ore di lavoro,di studio,la caratteristiche fisiche e psichiche .Ecco l’adolescenza per me , mi sento più matura  ,più coscienziosa di me stessa ,più  studiosa.Il mio modo di ragionare è diverso dagli anni scorsi .Questa è l’adolescenza e non ci possiamo fare niente .La vita è una ruota che gira e questa ruota non potrà mai indietreggiare nel tempo .Bisognerà accontentarsi di tutto .Allo stesso modo,il ciclo della nostra vita non potrà mai essere cambiato e di conseguenza la ruota della nostra vita ,girerà per tanto e tanto tempo ,senza fermarsi se non quando noi non esisteremo più.”




“ IL POTERE LOGORA CHI NON CE L'HA ."





E' racchiusa in questo suo celebre motto la vita politica di Giulio Andreotti .Senatore a vita ,uno dei massimi esponenti nella storia della Democrazia Cristiana ,statista , 7 volte Presidente del Consiglio, 8 volte Ministro della Difesa ,5 volte Ministro degli Esteri, 3 volte Ministro delle Partecipazioni statali, 2 volte Ministro delle Finanze ,1 volta rispettivamente ministro del Bilancio e industria,Tesoro,Interno, Beni culturali,Politiche comunitarie . Come tutti i grandi uomini politici di trincea è stato bersaglio di critiche e violenti attacchi di tutti i generi da parte degli avversari .Veniva chiamato dai suoi con l'appellativo di Divo Giulio per via del suo carisma ,il carattere arguto ma deciso al tempo stesso e la capacità di rimanere in politica sempre a galla ,la grande abilità di mediatore internazionale collocando sempre l'Italia  al centro USA ,Europa ,Medio Oriente .

 Celebri le sue frasi che fanno parte ormai del costume e della storia italiana .
 " Non basta avere ragione ,bisogna avere anche qualcuno che te la dia "
 " Amo talmente la Germania che ne preferivo due "
 "I verdi sono come i cocomeri, verdi fuori e rossi dentro"
"La cattiveria dei buoni è pericolosissima"
 "Il Divino Falcao deve restare alla Roma "
 "A parlar male degli altri spesso si indovina"
 "Non bisoga mai lasciar tracce"
 "I miei amici che facevano sport sono morti da tempo"
 "Meglio tirare a campare che tirare le cuoia "
 "A parte le guerre puniche mi viene addebitato di tutto "
"Se,speriamo di no,dovessi andare all'inferno troverei lì tantissima gente per formare un Governo "

 Solo la storia ,ma quella scritta con più mani ,potrà dire con certezza cosa quest'uomo ha dato all'Italia .




AUGURI TIGRE !
 Oggi Mina compie i suoi primi 73 anni…





La storia vera di una grande interprete italiana, la più grande di tutte: la “tigre di Cremona” comincia a ruggire alla fine degli anni Cinquanta, e da allora la sua voce accompagnerà tutte le diverse fasi attraversate dalla musica, dallo spettacolo e dalla società italiana in cinquant'anni di storia.
 Ogni tradizione musicale, grande o piccola che sia, ha le sue dive, le sue principesse, le sue primedonne e le sue regine: nel caso della grande canzone americana queste ultime sono parecchie, da Ella Fitzgerald a Barbra Streisand; ma gli americani, si sa, amano strafare. In Italia, invece, la regina della canzone leggera ha un nome, uno soltanto, e questo nome è Mina (senza offesa, beninteso, per nessuno: è questa la realtà). La storia della più fenomenale interprete di canzoni su cui il nostro Paese abbia potuto contare in assoluto, parte ormai da molto lontano: Mina Anna Mazzini nasce a Busto Arsizio nel marzo del 1940 ma presto, quando la futura cantante ha solo tre anni, la sua famiglia si trasferisce a Cremona per questioni di lavoro. È nella città padana, dunque, che Mina vive la sua infanzia, poi la sua adolescenza e infine una prima giovinezza caratterizzata soprattutto da un’autentica passione per la musica, e in particolare per la musica “nuova”. Sono gli anni del rock’n’roll americano e della sua prima diffusione – un po’ clandestina – nel nostro Paese, dove il contatto con i nuovi eroi della musica giovane è affidato quasi unicamente al reperimento e all’ascolto di qualche disco che filtra fin dentro le Alpi dall’altra parte dell’Oceano. In breve: Mina comincia a cantare. E la sua voce è subito una sorpresa: gli amici, ammirati, la incitano a lanciarsi, a darsi da fare, mentre i genitori vorrebbero che la passione per la musica restasse un semplice passatempo.
 Il suo esordio avviene, così, un po’ per caso e un po’ per necessità, nel corso dell’estate del 1958: la diciottenne Mina è in vacanza a Forte dei Marmi e una sera, assieme agli amici, si reca alla Bussola per ascoltare uno dei cantanti più in vista in quel momento, quel Don Marino Barreto Jr. dalla voce calda e raffinata che, giusto un anno dopo, arriverà ai vertici delle classifiche dei dischi più venduti in Italia portando al successo la celebre Arrivederci firmata da Umberto Bindi. Alla fine dell’esibizione del cantante di origine cubana Mina sale sul palco, spinta dagli amici, e canta una canzone suscitando viva ammirazione nei presenti. È quello il punto di partenza, il vero e proprio “via libera” a una carriera che comincia di lì a poco: Mina forma il suo primo complesso e inizia a far serate in giro per la sua regione. La voce netta, squillante e intonata della giovane interprete non sfugge alle attenzioni di un discografico, che le propone subito l’incisione di un paio di singoli: il primo – che contiene due canzoni in italiano – reca il nome di Mina, mentre per il secondo – cantato in inglese – viene scelto il celebre pseudonimo della prima ora, Baby Gate. Il vero e proprio “fenomeno Mina” sta per esplodere: l’occasione è un’interpretazione brillante e curiosamente sincopata di Nessuno (il brano che Betty Curtis e Wilma De Angelis presentano al Festival di Sanremo nel ’59), che la bella sconosciuta dalla voce potente stravolge letteralmente dandogli una versione in perfetta linea con ciò che di più moderno si agita nel panorama della canzone internazionale. Ma Mina colpisce ancor di più nel segno con l’incisione – sempre nel 1959 – di Tintarella di luna, scatenatissimo rock’n’roll all’italiana dal testo pazzoide firmato da Franco Migliacci (fresco reduce dai fasti di Nel blu, dipinto di blu): la canzone schizza al primo posto in classifica nel gennaio del 1960 e il nome di Mina (che sulla copertina del 45 giri è ancora affiancato – tra parentesi – dallo pseudonimo a stelle e strisce di Baby Gate) inizia subito a diffondersi, associato inizialmente al fenomeno, tutto italiano, dei cosiddetti “urlatori”.
 E' in questo periodo che conosce e si innamora dell'attore Corrado Pani, dal quale avrà un bambino. La relazione con Pani è però osteggiata dall'opinione pubblica italiana, dato che l'attore è infatti già sposato. Il 18 aprile 1963 nasce Massimiliano e Mina viene bandita dalla televisione di stato. Un anno dopo, però, passata la bufera rientra trionfalmente in televisione in una serie di spettacoli tra cui "La fiera dei sogni".
In una serata lancia "La città vuota" e "L'uomo per me".
Mina diventa la regina dei cosiddetti "Urlatori", ossia quel tipo di cantanti che negli anni '60 venivano così etichettati per via dello stile ribelle e sguaiato, ben diverso da quello pacato e confidenziale che aveva caratterizzato gli artisti della generazione precedente. Ma la personalità di Mina ha sempre saputo differenziarsi e spaziare a vari livelli: basti pensare che solo qualche anno prima aveva inciso "Il cielo in una stanza", la poetica canzone intimista di Gino Paoli. Nell'inverno dello stesso anno è di nuovo a Canzonissima, dove lancia la canzone "Due note".
Nel 1965 una grave tragedia si abbatte sulla cantante: muore il fratello Alfredo in un incidente stradale. La Tigre fatica a riprendersi dallo choc ma com'è naturale prosegue al meglio il suo lavoro, tanto che nel 1968 festeggia i primi dieci anni di carriera proprio in quel locale che l'aveva vista esibirsi per la prima volta, la Bussola, dove fra l'altro registra anche il suo primo album dal vivo che, per inciso, è anche il primo album live mai realizzato da una cantante italiana.
Le cose sembrano essersi ristabilite per il meglio quando un altro incidente stradale spezza quella felicità che Mina aveva cercato faticosamente di ricostruirsi, in specie dopo la fine della relazione con Pani. Nel 1973 perisce in uno scontro frontale il marito Virgilio Crocco, giornalista del Messaggero, che aveva sposato 3 anni prima e dal quale nel 1971 aveva avuto la figlia Benedetta.
Nel 1974 presenta con Raffaella Carrà "Mille Luci": sono le sue ultime apparizioni televisive.
La sigla finale del programma è "Non gioco più" e infatti Mina non solo abbandona la televisione, ma smette anche di fare concerti dal vivo. Fa eccezione nel 1978, quando ritorna alla Bussola per i suoi venti anni di carriera e registra il suo terzo e ultimo live (il secondo era uscito nel 1972). Da questa data Mina resta in contatto col suo pubblico con un album all'anno, ma anche con articoli su riviste e trasmissioni radio.



CIAO PEPPINUCCIO









Se qualche altro cittadino di Lungro e senza dubbio lo sarà più d'uno scriverà un'altra storia della nostra comunità dovrà necessariamente dedicare una importante pagina a Giuseppe Juvaro a tutti noto come Peppinuccio, ra...mpollo di una esemplare famiglia di persone oneste,serie ,laboriose .Peppinuccio è stata una figura speciale per via innanzitutto del suo carattere cordiale e dispobibile ma ovviamente per la sua attività di commerciante e tabaccaio cruciale nel rapporto giornaliero con le persone .Uomo affidabile ,sensibile e riservato ha instaurato per quasi mezzo secolo un rapporto familare stretto costante con i suoi compaesani e anche dei paesi limitrofi .Punto di riferimento di chi abitava fuori paese soprattutto nelle località di campagna che lasciavano a lui il recapito e le cose a loro appartenti come se fosse uno di famiglia .Aveva costanti rapporti con i compaesani emigrati dei quali conosceva identità e residenze in Francia ,Germania, Argentina ,Stati Uniti d'America .
Punto di rifermento costante ,Peppinuccio non era solo il tabaccaio per antonomasia della comunità ma era una sorta di enciclopedia del " sapere giornaliero" delle cose e delle vicende, a lui ci si rivolgeva per gli orari dei pulman e le coincidenze che questi a loro volta avevano .Amava molto il suo paese è stato il primo a"fondare" una sorta di casa editrice per le cartoline illustrate di Lungro ed era sempre sensibile ed entusiasta per ogni pubblicazione sulla nostra comunità.Occorrerebbero fiumi di inchiostro per dire tutto su Peppinuccio ma queste righe serviranno certamente a tener sempre vivo il suo ricordo .Ciao Peppinuccio ,che il Signore ti accolga nella sua luce .





10 FEBBRAIO GIORNATA NAZIONALE DELLA MEMORIA IN RICORDO DEI MARTIRI DELLE FOIBE .




Le foibe  sono  cavità carsiche di origine naturale (grotte) con ingresso a strapiombo diffuse soprattutto nella provincia di Trieste, nelle zone della Slovenia una volta appartenenti alla scomparsa regione Venezia Giulia nonché in molte zone dell'Istria e della Dalmazia.Attualmente sono un argomento scottante, soprattutto sotto il punto di vista storico, e se ne discute animatamente in quanto furono teatro di crimini nei secoli, in particolare durante la Seconda guerra mondiale e nell'immediato Dopoguerra come luogo di occultamento dei cadaveri durante le repressioni avvenute nella città di Trieste e nelle regioni nord orientali italiane. Successivamente alla fine della guerra,l’uso  delle foibe per occultamento di cadaveri  si svolse principalmente a Trieste tra il 1 maggio e il 12 giugno 1945 e a Gorizia nello stesso periodo, con l'uccisione di diverse migliaia di persone, molte delle quali gettate vive nelle foibe. La più famosa è quella di Basovizza (in territorio italiano e a pochi chilometri da Trieste) mentre altre si trovano in territorio ora sloveno a pochi chilometri dal confine. Questi baratri venivano usati per l'"occultamento di cadaveri" con tre scopi: vendicarsi di nemici personali, magari per ottenere un immediato beneficio patrimoniale; dominare e terrorizzare la popolazione italiana delle zone contese; eliminare gli oppositori politici;fare pulizia etnica. Il maresciallo Tito ,capo supremo della ex Jugoslavia comunista si è reso responsabile dell’orrenda uccisione di migliaia e migliaia di Italiani ,con il silenzio –assenzo dell’allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo Repubblicano Italiano Palmiro Togliatti ,Leader dell’allora Partito Comunista Italiano .La storiografia italiana ha sempre cercato di nascondere questa orrenda verità.Solo ultimamente si sta facendo finalmente luce .Ora non sarà più consentito alla storia di smarrire l’altra metà della memoria .I nostri deportati e profughi ,pensare che hanno lasciato finanche la chiave sulla toppa dell’uscio di casa, infoibati,fucilati,lasciati morire di stenti e malattie nei campi di concentramento jugoslavi non sono più morti si serie B.Almeno 10.000 persone negli anni drammatici a cavallo del 1945 sono state torturate e uccise a Trieste e nell’Istrai controllate  dai partigiani comunisti jugoslavi di Tito ,i famigerati  “titini “.E in gran parte vennero gettate , molte ancora vive, dentro loe voragini naturali disseminate nell’altipiano del Carso, “Le foibe”.A oltre sessanta anni di distanza vogliamo fare conoscere questa tragedia italiana a chi non ne ha mai sentito parlare , a chi sui libri di scuola non ha trovato il capitolo “Foibe” , a chi non  ha mai avuto risposta alla  domanda :”Cosa sono le foibe?”A Trieste a differenza delle altre città italiane la liberazione alla  fine della seconda guerra mondiale è coincisa con l’inizio di un incubo ,per quaranta giorni le truppe partigiane comuniste del maresciallo Tito hanno imperversato in città torturando ,uccidendo e deportando migliaia di cittadini colpevoli solo di essere italiani e anticomunisti.Nella Giornata Nazionale della Memoria in Ricordo delle Foibe vogliamo riflettere e cercare di capire anche noi perché, a guerra ormai finita, migliaia di persone hanno perso la vita per mano dei partigiani comunisti, e perché per oltre sessant’anni la storia d’Italia è stata parzialmente cancellata.


UN  PO’ DI STORIA DEI NOSTRI SIMBOLI : I BRONZI DI RIACE


Dal  16 agosto 1972 ,data in  cui un giovane subacqueo romano , Stefano  Mariottini, durante una immersione  a circa  300 metri al largo della costa di Riace Marina in Calabria e alla profondità di 8 metri  li ha scoperti ,i Bronzi di Riace sono ormai considerati dall’immaginario collettivo le autentiche perle ed il simbolo culturale ed artistico oltre che l’immagine della Calabria.Sin dal recupero sotto il fondale sabbioso ,sia agli specialisti che alla gente comune  i due grandi  bronzi si presentarono in tutta la loro grandiosa  imponenza e la eccezionale bellezza formale.La prima figura che si era mostrata allo scopritore appariva come un guerriero alto  due metri dall’aspetto fiero quasi imperioso ,i lunghi capelli ricciuti sono trattenuti da una fascia ,ad esso viene dato il nome di statua  A.La seconda figura che viene individuata  come statua B ,alto m.1,98 ,rappresenta un guerriero che qualcuno ha definito”melanconico” di cui colpisce la compostezza e la consapevole coscienza di se.Entrambe le statue rappresentano figure di nudità eroiche. La loro provenienza e destinazione sono ignote  ma è lecito pensare  che provenissero dall’Attica  e fossero destinate alla casa di qualche potente romano.La grande perizia tecnica aveva donato loro un corpo modellato con perfezione ma allo stesso tempo qualcosa che va oltre , aveva conferito loro una spiritualità profonda ,un’inquietitudine misteriosa ,qualcosa che sembra  oltrepassare le barriere del fare umano  e li pone fuori dal tempo.I due capolavori vengono attribuiti al V secolo a.C. Alla giovane figura di “Eroe” statua A, si concorda una datazione che va dal 460 al 450 a.C.  Alla statua B  per la figura di”Stratego” viene assegnata una datazione più tarda di qualche decennio  dal 430 al 420 a.C.  Come detto colpisce immediatamente la differenza di “psicologia” fra i due personaggi rappresentati nelle due statue ,il volto dell’Eroe giovane  emana una forza guerriera quasi ferina ,mentre lo Stratego mostra una immagine di consapevole e civile umanità. Di grande dettaglio e di profonda suggestione  sono i  particolari anatomici delle fasce muscolari.Si comprese subito che le opere dovevano essere fra gli esempi più alti dell’arte e della civiltà ellenica ,prima che i mare li inghiottisse ,dopo il naufragio della nave che li trasportava,avevano probabilmente ornato i luoghi più importanti della Grecia. L’ipotesi più suggestiva e più accreditata presso gli specialisti vede nei due capolavori l’opera del mitico artista Fidia ,a lui, la libera città di Atene vittoriosa sui Persiani commissionò grandi opere.Le due figure di eroi furono probabilmente realizzate con il sistema a “cera persa”secondo il metodo indiretto che consentiva la fusione per parti. Lo scultore preparava un modello in creta , dal modello si traeva  il calco a settori staccati che veniva rivestito all’interno da uno strato di cera  dello spessore che si voleva dare al bronzo.Si passava poi all’assemblaggio dei vari settori di calco già rivestiti di cera  e nella cavità interna si costruiva con argilla armata con barre di ferro la struttura di sostegno.Si procedeva quindi alla rimozione dei calchi che venivano sostituiti da un mantello esterno di argilla  che aderiva finemente allo strato di cera e creava la struttura di contenimento della colata di metallo fuso. La cera veniva sciolta e fatta defluire all’esterno da appositi fori ,si creava così  un nucleo interno e un mantello esterno di argilla ,nello spazio lasciato fuori dalla cera veniva colato il bronzo .Una volta raffreddata la fusione si asportava il mantello esterno che veniva demolito e si saldavano fra di loro le diverse parti che componevano le statue .Seguirono dunque i lavori di finitura e di completamento dell’opera con tecniche di levigatura ,cesellatura e intarsio.Nei Bronzi di Riace sono stati fusi separatamente  la testa,le braccia,le mani,i genitali e le dita medie dei piedi.Nella statua A lo spessore del bronzo è di  8,5 mm. Mentre nella statua B è di 7,5mm.Dopo gli interventi di restauro del 1980 la loro definitiva collocazione è all’interno del Museo Nazionale di Reggio Calabria  nella sala dei bronzi ,dove venne fatto un ulteriore restauro interno nel 1992 con tecniche di microchirurgia endoscopica si proseguì l’opera di pulitura interna con la rimozione di circa 60 Kg di terra di fusione.I due Bronzi di Riace  sono fra le testimonianze più alte dell’Arte di tutti i tempi.



ANGELO SAVOIARDO

Della collana di personaggi che hanno fatto per certi versi la storia della comunità di Lungro, paese di ex minatori salinari in Calabria , fa parte a pieno titolo Angelo  Savoiardo ,segretario generale comunale capo.Nasce a Lungro il 30 ottobre 1906  ,in piena era fascista si sposa con donna  Armida Boccia che gli da cinque figli ,tre femmine e due maschi.E’ stato segretario comunale a Lungro per tutti gli anni cinquanta e fino al 1962 anno in cui ottiene la promozione e si trasferisce a Cortona di Arezzo come Segretario generale  comunale capo sino al 1978 quando si ritira in pensione.Nel 1979 ritorna a Lungro nella sua casa di piazza 16 luglio dove la morte lo colse appagato il 14 ottobre 1999 alla venerabile età di 93 anni. Dal punto di vista professionale Angelo Savoiardo ha avuto una carriera lusinghiera e colma di soddisfazioni  sia per la sua preparazione  e sia per il  carattere aperto , la mentalità e il modus operandi pragmatico.Ha trovato il culmine nella esperienza in Toscana dopo aver fatto per così dire le ossa in un piccolo comune della Calabria negli anni cinquanta con tutte le problematiche non sempre legate alle conduzioni amministrative per la esagerata e strumentale politicizzazione che all’epoca si identificava nelle amministrazioni Martino prima e Blumetti dopo .Figura pittoresca simpatica e arguta ha sempre saputo coniugare una sorta di separazione fra professione e amicizia. Ha infatti curato molto questo sentimento oltre a quello di amore per la famiglia .Il suo carattere “frizzante” lo ha trasmesso anche ai suoi figli che ne hanno mutuato ,ognuno per qualche aspetto ,parte di esso.Arguto, simpatico ,eccellente conversatore ,dotato di piccante e sapiente ironia , aveva anche una nascosta passione per le poesie .Sapeva raccontare con maestria aneddoti e barzellette con una carica che coinvolgeva inevitabilmente chi lo ascoltava all’ottimismo ed all’allegria.Numerosi gli aneddoti nel corso della sua esistenza ,come  quello della famosa udienza che gli chiedeva in comune un tale soprannominato  “ Lanas” ,la chiamata in causa in diretta in un comizio pubblico da parte del dott.Esposito,o quello  ben più serio , quando nel 1943 ricopriva la carica provvisoria di Commissario Prefettizio del Comune di Lungro ,quando venne accusato di aver tenuto un ricevimento ed una festa da ballo in occasione della cresima di una sua bambina e si chiedeva la sua sostituzione.Che avvenne per la normalizzazione della amministrazione non già per suo demerito.Il segretario Savoiardo ha cresimato la sua bambina il 16 maggio del 1943 ma non si è sognato nemmeno lontanamente di diramare  inviti per un ricevimento e si è invece limitato ad offrire un vermout alla madrina Giarratano.Essendo questa forestiera e non avendo potuto invitare a colazione la bambina per mancanza di generi ed oggetti necessari ,nel pomeriggio dopo un incontro  con la signora del maresciallo maggiore dei CC.RR.,si è recata con lei  a fare visita al segretario comunale anche per conoscere i parenti.In casa del segretario c’erano i genitori e la sorella della moglie le signorine del dott. Laurito cugine della moglie.Nessun ricevimento quindi e nessuna festa da ballo è seguita perché alle ore ventuno erano tutti rincasati.
Paradossi della storia ,mentre oggi per questioni realmente gravi si ritiene tutto ordinaria  amministrazione ,senza controlli e senza che gli amministratori della cosa pubblica debbano rendere conto. Questa figura di uomo ha in sostanza incarnato e interpretato , perché vissute, due epoche storiche con sagacia professionale e spirito vivo.


IL PRESIDENTE  CLEMENTONI SE NE E’ ANDATO




“Non bisognerebbe mai smettere di giocare, soprattutto quando si diventa grandi: il gioco è una cosa seria". Mario Clementoni, l'uomo dei giocattolì, che se ne è andato , a 87 anni, lasciando un'azienda leader nel settore fondata nel lontano 1963 a Recanati (Macerata), aveva fatto di questa frase una filosofia di vita. Partendo dal garage di casa, dove aveva cominciato a sfornare giochi da tavola e pianole musicali insieme alla moglie Matilde Brualdi e sette operai, il 'signor Mario' ha incarnato il sogno di tanti piccoli imprenditori del Made in Italy: diventare 'grandi' senza spezzare le radici: un occhio agli Usa (nel suo caso alla Disney) e l'altro al borgo natale.
L'azienda - Oggi la Clementoni è una spa da 500 dipendenti e 105 mln di euro di fatturato, ha filiali commerciali in Spagna, Germania, Francia, Honk Kong, ma senza la 'Tombola della Canzone', il 'Sapientino' (special guest l'allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti) "Portobello", e il "Mago Silvan" non sarebbe diventata il colosso che è. L'avventura di Clementoni è figlia dell'Italia del boom, del Festival di Sanremo, della scolarizzazione di massa con il maestro Manzi in tv: un Paese in cui il gioco da tavola era sinonimo di impegno e di studio oltre che di divertimento. Un'Italia che non esiste più, ma che Clementoni era orgoglioso di aver contribuito a costruire, prima di passare il testimone ai figli, Giovanni (amministratore delegato), Stefano (responsabile del mercato estero), Pierpaolo (produzione) e Patrizia (amministrazione). A metà fra un racconto di Dickens e la 'favola marchigiana' comune a numerosi imprenditori della sua generazione, la storia di Mario Clementoni è una piccola summa del capitalismo familiare di periferia.
La sua vita - Nato nel 1925 a Potenza Picena, Mario resta orfano di padre a 12 anni, con altri due fratelli. Studia in collegio e si diploma all'Istituto tecnico industriale 'Montani' di Fermo. Trova subito lavoro in una fabbrica di armoniche a bocca a Pesaro, che abbandona a 36 anni, nel '56, per dedicarsi all'export di strumenti musicali. Nel 1959 visita negli Stati Uniti una fiera del giocattolo, e decide di lanciare anche in Italia - ferma alle bambole e ai cerchi di legno - giochi da tavola e pianole. Il successo è immediato: dal garage di 45 metri quadrati la 'fabbrica' si trasferisce in un ex granaio di Recanati, di proprietà della famiglia del tenore Beniamino Gigli.
I suoi giochi - Di lì a poco il debutto della 'Tombola della Canzone', una pianola con manovella e nastro forato che riproduce le canzoni di Sanremo, e, nel 1967, il primo 'Sapientino', un brand destinato a invadere i mercati di mezzo mondo. Nel 1970 Mario Clementoni firma un accordo commerciale con la Disney e decide di destinare il 5% degli utili annuali alla pubblicità televisiva. A Fontenoce intanto è operativo uno stabilimento da 4.500 mq e 50 addetti, che presto produrrà i mitici 'Puzzle Fantasy' - fino a 6 mila pezzi da montare, per imparare a conoscere i paesaggi e le città d'arte italiani - l"Allegro chirurgò e altri giochi scientifici. I primi "Computer parlanti" e giochi interattivi arrivano negli anni Novanta, frutto della divisione Ricerca&Sviluppo, che opera ancora a Recanati, con 50 addetti, nello stabilimento che copre tuttora il 60% della produzione Clementoni.Mario Clementoni era il Presidente della Associazione nazionale ex allievi dell’Istituto Montani di Fermo ,una laurea ad honorem in Architettura, e il titolo di Commendatore della Repubblica.



LE VOLONTA’ DEL “MILIONARIO” .




Dopo il nostro intervento nel Consiglio Comunale del 27 settembre 2011 dove abbiamo sollecitato con forza la verifica Istituzionale locale della annosa, intricata e per certi versi “misteriosa e strana “ vicenda del fantomatico Pio Ospizio De Bendictis in Lungro ,paese di ex minatori salinari in Calabria dove si parla ancora il dialetto arbereshe ,ci chiediamo se  si riuscirà mai come comunità a realizzare la volontà testamentaria.. di questo distinto signore rappresentato nella foto. Egli era chiamato simpaticamente dai lungresi ,”miliunari” il milionario ,per via delle fortune e ricchezze accumulate nel corso della sua vita fuori Lungro . Al secolo Domenico De Benedictis la cui casa era ed è ubicata in Piazza Cavallotti a Lungro.Per introdurre il personaggio ci piace citare un famoso aneddoto secondo il quale egli ,primo cittadino di Lungro ad avere e introdurre una automobile in paese ,quando portò la macchina a Lungro non passò di certo inosservato ,fine anni quaranta all’epoca le strade erano tutte sterrate, polverose ,piene di buche  ,con la sua balilla peraltro esistente ancora nell’atrio della sua casa, attraversò tutto il corso Skanderbeg  fino a giungere , dopo aver attraversato la piazza Garibaldi , la sua abitazione di piazza Cavallotti antistante il Municipio,tra un rombo di motore per l’epoca assordante e uno stridente suono  di clacson naturalmente con un interminabile codazzo  di persone grandi e soprattutto ragazzi e bambini di corsa al seguito secondo un copione di tanti film sul neorealismo ambientati al sud .Egli non avendo figli ,lasciò un testamento, redatto nell’ ormai lontano 1952 ,dove  in pratica esprimeva la forte e lucida volontà che dopo la sua morte si istituisse nel suo palazzo di Lungro ,un ospizio per il ricovero  gratuito di anziani poveri  .L’esistenza di questa istituzione  doveva essere assicurata oltre che dalle risorse in liquido che egli lasciava anche dalla rendita effettiva di un palazzo del centro storico di Napoli ,composto da più appartamenti. Gli esecutori testamentari alla morte  del De Benedictis ,stilarono su precise precedenti indicazioni verbali e scritte del defunto ,lo Statuto che avrebbe dovuto regolamentare la vita della struttura .Una serie di articoli ne regolamentano il percorso di vita della istituzione ,ad esempio l’articolo 20 dello statuto prevede che l’istituzione stessa deve essere retta da un Consiglio di Amministrazione costituito da cinque consiglieri ,compreso il Presidente . Il parroco pro tempore della Cattedrale ,un cittadino di Lungro nominato dal Consiglio Comunale di Lungro, un membro nominato dal Consiglio Provinciale Cosenza, un altro membro nominato dal Prefetto di Cosenza, un membro nominato dal Presidente della Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania .Nel 1956 il Presidente della Repubblica Italiana Giovanni Gronchi e il Ministro degli Interni Fernando Tambroni firmano il decreto di riconoscimento del Pio Ospizio De Benetictis quale Ente morale .Negli anni che seguirono si è assistito alla rappresentazione del nulla .Per motivazioni articolate e strumentali la volontà del De Benedictis non si è realizzata .Pensate che il Consiglio di Amministrazione  non si è mai realmente composto per la semplice ragione che vi è stato un irresponsabile disinteresse da parte della Provincia,del Prefetto e della Cassa di Risparmio nel rendere note le nomine dei rispettivi rappresentanti .In tutti questi anni l’ordinaria amministrazione dell’Istituzione è stata seguita dal Parroco della Cattedrale .Dal 1997 acrobazie ,fantasie ,stratagemmi vari ,della politica locale rendono tutta la vicenda addirittura grottesca quando nel maggio di quell’anno ,il consiglio comunale dell’epoca delibera l’acquisizione dei beni del Pio Ospizio De Benedictis e da mandato al Sindaco di “ giungere ad una migliore soluzione” .Nel 2001 il consiglio comunale dell’epoca chiede alla Regione Calabria l’estinzione della Fondazione e l’acquisizione di tutti i beni appartenenti alla stessa. Non avendo ,ovviamente, ricevuto riscontro alcuno nel 2002 il consiglio comunale nomina un suo nuovo rappresentante in seno al consiglio di amministrazione del Pio Ospizio ,il sindaco Iannuzzi ,il quale si fa poi nominare Presidente del Consiglio di Amministrazione che in quegli anni si era composto. Il 24 luglio 2006 dopo la scadenza del mandato di Iannuzzi ,il consiglio comunale di Lungro con voto trasversale maggioranza –minoranza elegge un nuovo rappresentante in seno al Pio Ospizio nella persona del cittadino Laurito Giovanni Battista,la Provincia aveva a sua volta nominato il suo nella persona di Gennaro Domestico . Il 19 giugno 2010 il consiglio comunale di Lungro nomina ancora un suo rappresentante in seno al Pio Ospizio De Benedictis nella persona di Ferdinando Martino  e la Provincia esprime come suo rappresentante Domenico De Marco.A distanza di 59 anni dalla creazione della  fondazione, il Pio Ospizio De Benedictis di fatto non esiste ancora .Don Domenico De  Benedictis si starà rivoltando nella tomba . E’ giunta l’ora di dire basta a questa interminabile ballata del nulla .Mai nei vari consigli comunali che si sono succeduti nel corso di questi 59 anni si era posta la questione Pio Ospizio .L’abbiamo posta noi nel consiglio del 27 settembre 2011 .In seno alla massima istituzione  locale la vicenda Pio Ospizio De Benedictis dovrà essere posta in setaccio ,analizzata ,verificata ,la pubblica opinione deve essere costantemente informata sul bilancio entrate uscite,situazione degli immobili e soprattutto cause che ne impediscono la realizzazione concreta .I beni secondo la volontà del De Benedictis sono pubblici e a finalità sociale non appartengono né agli amministratori comunali né a singoli privati cittadini.Ci chiediamo il perché la vicenda Pio Ospizio non sia mai stata dibattuta e messa sul tavolo del dibattito nei consigli comunali da parte dei vari Presidenti che si sono avvicendati ,né i vari membri nominati volta per volta dal comune  lo hanno mai fatto .Ora li abbiamo invitati noi a farlo ed esamineremo con attenzione e costruttiva partecipazione tutte le varie articolazioni della intera vicenda.Forse mai ,in amara coincidenza con  questo periodo  di profonda crisi finanziaria mondiale ,il problema sociale degli indigenti gravi di Lungro soprattutto, pensate, relativamente giovani ,si pone all’attenzione delle coscienze di tutta la comunità.





















































GIOVANNI STAMATI


Nasce a Plataci in Calabria il 9 giugno 1912.Ordinato sacerdote il 29 giugno 1936.

Nel 1942 viene chiamato alla arcipretura di Lungro. Il 29 giugno 1967 è nominato Vescovo della Diocesi di rito bizantino-greco di Lungro,in Calabria. Giovanni Stamati venne dunque a Lungro come parroco nel periodo travagliato della seconda guerra mondiale.Pur nelle innumerevoli traversie che le circostanze contingenti creavano,il giovane parroco mise subito in evidenza le sue eccezionali qualità spirituali, culturali,morali e soprattutto umane;di carattere aperto e cordiale ma al tempo stesso fermo e rigoroso con i principi della Fede e della ideologia che tale Fede tutelava.Stabilì un rapporto intimo con i fedeli soprattutto, più umili e bisognosi. Impegnatissimo nel sociale, sentì molto il problema della locale miniera , concepì la sua vita sacerdotale come autentica missione,visse in condizioni economiche modeste ,spendeva sempre il suo modesto compenso, anche da Vescovo,in favore dei bisognosi.Era molto legato ai giovani per i quali impartiva gratuite lezioni private ed aveva allestito nei locali della casa canonica un circolo ricreativo dove si impartivano anche lezioni di catechismo .Agli inizi degli anni cinquanta a causa di un incendio che distrusse l’edificio del comune, lo vediamo nei panni di ” pompiere” in prima linea. Fondò l’asilo infantile del paese,la scuola per la formazione degli insegnanti di Religione,e volle con tenacia la trasformazione ed i restauro in stile bizantino-greco della cattedrale di S. Nicola a Lungro con splendidi mosaici.Durante la guerra spesso divideva il suo già parco desinare con qualche povero del paese.Schivo da etichette e protocolli che la sua carica sovente gli proponeva,si è sempre schermito,schivando cerimonie,sfarzi e manifestazioni anche di modesto ossequio per la sua persona.La sua grande generosità era tale nella misura in cui lo era l’amarezza per non poter dare di più agli altri. Le sue qualità spirituali erano elevate in egual misura di quelle umane ed è stato sempre difficile individuarne il confine preciso. Autentico faro e punto di riferimento spirituale morale ed umano è stato sempre presente in tutte le circostanze ,problematiche e attività che la società del suo tempo ha proposto, mai uomo fuori dal tempo ma sempre attuale ed in sintonia con i tempi ,moderno e presente anche se al tempo stesso fermo e rigoroso nella Fede e nei valori spirituali ,etici e ideali. Morì, a Lungro ,che tanto ha amato,la domenica di Pentecoste del 7 giugno 1987 all’età di 75 anni.In condizioni economiche molto modeste, come era sempre vissuto per aver dato tutto agli altri.Ai suoi funerali ha presenziato un eccezionale numero di autorità , religiose con tutti i vescovi della Calabria, civili, militari,ma soprattutto una folla commossa ed imponente venuta da ogni luogo. Mai nella sua secolare storia Lungro aveva ospitato una massa di persone di tali proporzioni. E’ stato quello l’ultimo affettuoso ,riconoscente omaggio di tutto il popolo al suo Pastore.














































Cara Cornelia …



Il percorso e la vicenda umana della signora professoressa Cornelia Cucci Nociti si va a collocare necessariamente nell’articolato e suggestivo mosaico raffigurante la storia  della nostra comunità di Lungro in Calabria .Donna solare,fine,gentile, affettuosa ma al tempo stesso riservata e distinta ha saputo mutuare dalla sua famiglia e in particolare dalla sua mamma tutti quei valori che poi  nel corso degli anni  sono emersi in lei e ne hanno contraddistinto il  profilo e il suo percorso di vita .Figlia ,moglie ,mamma ,nonna ha costantemente,  giorno dopo giorno, interpretato questi ruoli, che la vita le ha assegnato ,con grande amore ,dedizione,affetto,fedeltà dando tutta se stessa per la tutela del valore  più grande, la famiglia.Privata del suo compagno di vita troppo presto ,ha con dignità ,forza, grande amore e spirito di sacrificio  saputo crescere ed educare i suoi due bambini avviandoli negli studi ma soprattutto trasmettendo  loro gli stessi suoi valori ,senso del dovere e del sacrificio ,vita morigerata e razionale fino al raggiungimento da adulti di importanti e notevoli livelli professionali che rappresentano, oltre che una loro soddisfazione personale ,soprattutto una risorsa per i territorio.Insegnante fin dagli anni sessanta si è subito  distinta per la sua  professionalità ma soprattutto per le notevoli qualità caratteriali e capacità di trasmettere e partecipare contenuti e opinioni con naturale freschezza .Simpatico aneddoto degli anni sessanta quando ,noi alunni ed ella già insegnante,venne in classe comunicandoci la tragica fine de famoso cantante Fred Buscaglione ,mito dell’epoca , in via Veneto a Roma .Erano tempi in cui non tutti anzi pochissimi disponevano di apparecchi di informazione radio –televisiva .Insegnante intelligente,colta ,disponibile, aggiornata, brillante ma al tempo stesso severa ,esigente . Da collega ha sempre rappresentato un punto di riferimento carismatico per tutti gli operatori scolastici;dirigenti, colleghi ,impiegati ,personale non docente e alunni .Donna brillante e affettuosa ,sempre presente in ogni situazione- evento all’interno della comunità non lesinando mai i suo contributo in circostanze di qualsiasi natura , sempre disponibile al dialogo col sorriso sulle labbra ,punto ideale di riferimento per  tutti. Il suo smisurato amore per la famiglia è emerso in ogni  circostanza anche quando durante la sua malattia ha avuto spesso  la grande forza di non dimostrare ai figli la sua grande sofferenza per non rattristarli .Il Signore la accolga nella Sua luce e ai suoi figli, nipoti, parenti,colleghi  e amici dia la  forza e la serenità di proseguire il cammino terreno,giorno  dopo giorno, sua scia del suo esempio e ricordo .




































UN UOMO SOLO AL COMANDO !